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L’inquilino del terzo piano 

Facciamo però un passo indietro              

Proviamo a considerare per un momento la vita come un percorso che si sviluppa a partire dal punto della nascita fino al punto della morte non linearmente. Un sistema di punti (le tappe sociali, religiose, istituzionali, etc., o molto più semplicemente il montaggio dei nostri ricordi) costruisce lo scheletro delle vite. Come nel gioco della settimana enigmistica, una volta stabilito un reticolo di punti, è sufficiente ricordare che le linee sono enti composti di infiniti punti, e che, in virtù delle proprietà dogmatiche della matematica, le linee passano per i punti. Ad un maggiore numero dei punti, ad una più ardita dislocazione nello spazio, corrisponderà un segno composto dalle linee più esclusivo e speciale. Ma se, come abbiamo assunto precedentemente, ogni punto è una tappa o un ricordo, lo spazio tra un punto ed un altro, formerà un vuoto, magari un vuoto di potere o un vuoto di memoria, è tuttavia innegabile che anche questo vuoto tra due punti è parte della vita, è un vuoto vivo. Provvisoriamente, chiameremo tale dimensione mentre. L’improbabile assunto di un piano cartesiano o di un libro circolare che permettano la trasposizione grafica della vita, minano la possibilità di affrontare scientificamente l’argomento. Invertendo però i termini del discorso, ammettendo cioè la molteplicità delle variabili e delle condizioni di partenza e l’intrico imperscrutabile delle possibili combinazioni, possiamo ipotizzare un dato segno prodotto da linee come possibilità di trasposizione grafica di una vita. Se dunque l’unione dei punti e delle linee che li attraversano formano la vita, saranno i suoi vuoti ad essere argomento principale della mia ricerca, quello che prima abbiamo chiamato mentre. Nella dimensione del mentre accade solitamente la vita. Incolore ed inodore.Il mio tentativo è quello di realizzare disegni formati da linee destinati a diventare moduli. Il disegno, partendo dunque dall’assunto concettuale di trasposizione grafica di una vita, perde la sua trascendenza in favore di una dimensione regolata da un’estetica ‘funzionale’, decorativa, che potremmo definire dimensione ‘di contorno’. È nuovamente un aspetto del mentre quello che ci si presenta davanti. Si tratta di quella zona grigia che accompagna la vita di ognuno senza segnarla, come i percorsi effettuati nelle viuzze di una città da persone morte da molto tempo. Non hanno lasciato alcuna traccia del proprio passaggio. I disegni, una volta divenuti moduli, vengono reiterati, sempre ed interamente a mano, creando così il paradosso di una serialità di pezzi unici (come nel caso della carta da parati disegnata interamente a mano su carta calcografica, la quale denuncia la sua intenzione/ ‘matrice’ di serialità). Viene invertito il valore economico del mentre : il tempo (principale strumento di misura nell’impiego della forza lavoro) dedicato alla produzione mantrica del mentre serve a dare valore concettuale al soggetto disegnato, non c’è una produzione meccanica che tagli il dispendio di tempo, energia (ergo denaro) fondendo concetti opposti del mercato economico (handmade e produzione seriale) e fondando nel dispendio e nel de-pensiero il plus-valore di tale operazione.